Introduzione

Editoriale di Adriano Bacchella

Galeotti furono quei quaranta ulivi le cui chiome ondeggiavano nel vento. E galeotte quelle Piccole Dolomiti, come le chiamano qui
all’Elba, che al tramonto sembrano incendiarsi per via dei raggi del sole che già al mattino presto filtrano tra i lecci intorno casa
regalando ogni volta emozioni diverse: ora scenografie perfette di un film western di Sergio Leone, ora ricordi di avventurose
traversate subsahariane.
Se non fosse stato per loro avrei tirato dritto di fronte a quella casetta semplice, abbandonata da tempo e sommersa dai rovi che impedivano di capire la disposizione del terreno rispetto ai muri.
E invece, avevo appena trovato un luogo da reinventare, da rimettere in contatto con la natura circostante, a partire dalla ricerca di quel legame tra casa e natura che era andato perduto, per restituire a un luogo bello una cosa bella, e allo sguardo delle persone un insieme che può regalare armonia. Il progetto, all’insegna di quella eco sostenibilità in cui si crea recuperando l’esistente, ha coinvolto per sei mesi amici, ar tigiani e professionisti. E ora, a fine estate, il «relooking» può dirsi riuscito.
Nulla di perfetto, anzi, la casa è un po’ senza tempo, ma la sensazione che si prova, quando si entra o le si gira intorno, è di un grande benessere che circola dentro e fuori in uno spazio fluido senza soluzione di continuità.